Da Buenos Aires a Nervi, riappare dopo oltre un secolo il volto di Julia: oggi si svela il capolavoro inedito di Irolli

Alle 18 il vernissage alla Galleria d’Arte Moderna. Il monumentale ritratto del 1907 ricostruisce la storia di una famiglia al centro dei rapporti tra Genova e l’Argentina durante la Belle Époque

Un dipinto rimasto sconosciuto per più di un secolo torna alla luce e riporta Genova al centro delle rotte economiche, familiari e culturali che, all’inizio del Novecento, univano la città a Buenos Aires. Oggi, sabato 5 settembre, alle 18, la Galleria d’Arte Moderna di Nervi presenta in anteprima il monumentale “Ritratto di Julia Lavarello Anselmo”, realizzato da Vincenzo Irolli nel 1907.

L’opera è il cuore della mostra “Argentina–Genova. Andata/Ritorno”, che dopo il vernissage sarà aperta al pubblico da domani, domenica 6 settembre, fino al 30 novembre. All’inaugurazione interverranno l’assessore comunale alla Cultura Giacomo Montanari e l’antiquario e collezionista Giorgio Baratti, proprietario del quadro e finanziatore dell’esposizione. Agli ospiti sarà consegnata una copia del catalogo, fino a esaurimento delle disponibilità.

Il progetto non racconta soltanto il ritrovamento di un’opera d’arte. Attorno al volto della donna ritratta è stata condotta una ricerca tra archivi italiani e argentini che ha consentito di ricostruire l’identità di Julia Lavarello Anselmo e la storia della sua famiglia, legata alle grandi compagnie di navigazione e ai rapporti economici tra Genova e l’Argentina.
Dal dipinto emerge così una società cosmopolita, cresciuta attraverso i commerci, le migrazioni e gli scambi culturali tra le due sponde dell’Atlantico. La vicenda privata della famiglia Lavarello-Anselmo diventa la porta d’ingresso per esplorare la mobilità delle élite tra Europa e Sud America, il collezionismo, la cultura materiale e la rappresentazione dell’identità femminile durante la Belle Époque.
Il quadro appartiene alla Collezione Giorgio Baratti e sarà inserito nel percorso della Galleria d’Arte Moderna, dove dialogherà con le opere permanenti dedicate alla pittura italiana ed europea tra Ottocento e Novecento. La scoperta aggiunge un nuovo tassello anche alla conoscenza dell’attività di Vincenzo Irolli, artista napoletano che attraversò linguaggi differenti, dal realismo alla pittura di luce.
«La riscoperta di questo straordinario e inedito capolavoro rappresenta un momento di altissimo valore per il patrimonio culturale di Genova», afferma Giacomo Montanari. «Restituiamo alla cittadinanza un’opera di grande fascino e, insieme, un frammento fondamentale della nostra storia transatlantica, che lega Genova all’Argentina attraverso il volto e la memoria di una famiglia protagonista della Belle Époque».
Secondo lo storico dell’arte Gianluca Carchia, il ritratto mostra una fase di piena maturità dell’autore. «In questa occasione Vincenzo Irolli esce dalla pittura di macchia e di luce per approdare alla verità. Mostrare alla città quest’opera assume molteplici significati storici, critici, politici e sociali, perché sottolinea ancora una volta il legame tra Genova, l’Argentina e la storia dell’arte».
Determinante è stato il ruolo di Giorgio Baratti, che ha scelto di rendere accessibile al pubblico il dipinto anziché conservarlo esclusivamente nella propria raccolta. «Collezionare significa custodire un patrimonio di emozioni, gesti e riflessioni», osserva. «Presentare questo inedito significa restituire alla città una nuova storia, capace di arricchire il racconto unico e straordinario di Genova».
La ricerca archivistica ha permesso di dare un nome, una biografia e un contesto alla protagonista della tela. «Julia Lavarello Anselmo non è soltanto la donna raffigurata in un ritratto», spiega la coordinatrice dell’esposizione Martina Leone. «È il simbolo di una rete internazionale di uomini e donne che, tra Ottocento e Novecento, costruirono relazioni economiche, culturali e sociali tra Genova e Buenos Aires».
Per Fabio Obertelli, curatore della Collezione Giorgio Baratti, il recupero dell’opera rappresenta «un ulteriore tassello della grandiosa storia di Genova» e un invito a continuare lo studio delle civiltà del passato per comprendere meglio il presente.
La mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato da Sagep Editori, con contributi di Martina Leone, Gianluca Carchia e Fabio Obertelli. Il percorso trasforma così una scoperta collezionistica in un racconto pubblico, nel quale un singolo volto riemerge dal passato per testimoniare il ruolo storico di Genova come crocevia di persone, capitali, idee e culture.
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